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Il
complesso nuragico di Serbissi edificato sull'altopiano
calcareo del Taccu è costituito da:
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un nuraghe complesso del
tipo a tholos
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un piccolo villaggio di 8
capanne
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una grotta che si sviluppa
nello stesso rilievo
La frequentazione del sito si
attesta dal XVII sec. a.C. fino al X sec. a.C.
Il NURAGHE DI SERBISSI è per
antonomasia (come scrive Lilliu) il più bello e importante
del Taccu di Osini. E' situato ad un' altezza di 964
mt, costruito su un rilievo naturale conformato a piazzette.
Considerando ciò si potrebbe ipotizzare fosse un punto di
avvistamento.
Dal punto di vista costruttivo
e strutturale, il complesso è caratterizzato dal fatto che
le basi poggiano direttamente sulla roccia e fin dove era
possibile, venivano adattate alla morfologia del terreno,
inglobando le emergenze calcaree che erano in tal modo
utilizzate come parte integrante della struttura muraria.
Il nuraghe presenta
planimetria TRILOBATA, è composto, infatti, da una torre
centrale in posizione preminente rispetto alle altre e da un
corpo aggiuntivo costituito da 3 torri, le quali, secondo
alcuni studi furono costruite in almeno tre fasi edilizie.
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Vista direzione Sud-Est dall'interno della
torre principale |

Scala di accesso alla
camera superiore |
LA
TORRE CENTRALE
Realizzata in posizione centrale e
preminente, colpisce in lontananza la sua sagoma slanciata e ardita,
e da vicino la tessitura curata della muratura. La camera a THOLOS
non è perfettamente circolare, è ancora integra, ha diametro
massimo di 4 mt. e minimo di 3mt. Si eleva per un’altezza massima di
6 mt. su una serie di 17 filari con blocchi di medie e grandi
dimensioni.
La copertura è ogivale: all’apice non
esiste una chiave di volta sulla quale si concentrano le spinte, ma
la volta stessa è terminata dall’ultimo e più piccolo cerchio di
pietre. Si tratta quindi di una falsa volta.
La pavimentazione artificiale che
doveva essere impostata sulla roccia, era formata da uno strato di
terra in parte argillosa di colore bruno, con pietrame minuto e
brecciame. Su questo strato venne allettato un pavimento ad
acciottolato. Il pavimento era realizzato quindi da lastre di
pietra.
Nella parete sud, sulla sinistra vi è
la SCALA d’andito ad andamento elicoidale, che conserva
complessivamente 28 gradini, di cui 25 fino al pianerottolo dal
quale si accede alla camera superiore.
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LA TORRE A
È la minore delle 4 torri.
Possiede 2 piani sovrapposti: comprende
infatti una camera con accesso trapezoidale architravato ed un ambiente
sottostante, chiuso a tholos, accessibile dal pavimento della camera, e
calando attraverso questa una scala lignea o funi.
L’ambiente poteva essere un magazzino. Un silo
in cui venivano immagazzinati generi alimentari.
Presso lo stipite E dell’ingresso interno e la
parete, era impostato il focolare formato da un piano d’argilla rossa
supportata da terra argillosa (solidificata), frammista a cenere e frammenti
ceramici in buono stato di conservazione.
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LA TORRE B
La torre B situata a Sud, presentava gravi
aspetti di degrado statico per il crollo della parte sommitale e del muro
perimetrale esterno, ripristinato negli ultimi interventi del 2001.
Il restauro è stato messo in pratica mediante
l’integrazione con blocchi di calcare di pezzatura più ridotta rispetto a
quelli originali, sia per evitare carichi eccessivi e spinte a danno della
muratura residua sia per esigenze di immediata leggibilità.
Attualmente (2011) non è possibile visitare la
torre a causa del recente cedimento del muro perimetrale esterno.
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LA TORRE C
È una camera
irregolarmente circolare, compresa nella cortina muraria del bastione,
che realizza un piano terrazzato per sopraelevare la camera.
Vi è uno scarto di quasi
4 m. tra il piano di campagna e piano d’uso della camera.
I piani terrazzati
risultano una caratteristica dell’impianto edilizio del nuraghe di Serbissi,
necessari per portare a quota uniforme le camere delle torri aggiunte, in
riferimento a quella principale.
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IL BASTIONE
Si sviluppa per una lunghezza di m. 32.
La sua impostazione è ovviamente connessa alla
conformazione irregolare del terreno ed ai corpi architettonici
preesistenti: la torre centrale e forse la torre B.
Il bastione realizza piani sostenuti da
terrazzamenti e rincalzi importanti amplia il sistema forse più semplice
dato dal nuraghe monotorre, marcando una nuova fase edilizia e funzionale,
da presumere legata a variazioni culturali economiche e politico sociali.
La rimozione del crollo superficiale, mise in
luce seppur molto alterato, una sorta di sistema di canalizzazione forse
collegato alle fondazioni del pavimento della torre B
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LA GROTTA
La grotta di Serbissi è una cavità carsica
formatasi per l’erosione e la dissoluzione delle rocce dolomitiche
mesozoiche del Giurassico (150-130 milioni di anni fa).
Scavata a partire dal Terziario, iniziato
circa 70 milioni di anni fa, dal continuo lavorio delle acque in pressione.
Provvista di 3 ingressi, di cui il terzo a pozzo è difficilmente
praticabile, si sviluppa per 206 m. ad una quota di 952 m. s.l.m. La grotta
è parte integrante del complesso/sito nuragico, archeologicamente di
attestato valore.
Gli studi qui effettuati (su ciò che è stato
rinvenuto) hanno confermato una frequentazione a partire almeno dal Bronzo
Medio. Fu senza ombra di dubbio utilizzata dagli stessi abitanti del nuraghe
e delle capanne circostanti. Questi con molta probabilità diedero una
organizzazione, precisa ed importante alle diverse aree riparate della
grotta.
Si può supporre che questa ed altre parti
della grotta fossero magazzini per la conservazione di prodotti alimentari,
derivanti da attività pastorali, venatorie e agricole.
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IL VILLAGGIO DI SERBISSI
Il complesso nuragico
di Serbissi comprende l’agglomerato di 8 capanne che si dispone attorno al
nuraghe interessando la zona E, S, SW. È proprio in questi villaggi di
capanne che risiedeva la gran parte della popolazione nuragica.
La grande maggioranza degli insediamenti predilige piccole alture collinari
o altopiani, ma Serbissi è uno degli esempi di abitati posti su montagne che
raggiungono i 1000 m. di altitudine.
La vita quotidiana si svolgeva, dunque, all’interno delle capanne, modeste
dimore, di forma più o meno circolare; costruite con conci di pietra
poliedrici, appena sbozzati, di diverse dimensioni, che poggiano
direttamente sul terreno senza fondazioni, e in zone rocciose , in forte
pendio (qui a Serbissi è evidente).
La muratura, era del tipo a secco; mentre la copertura veniva realizzata con
pali disposti a raggiera a profilo conico convergente verso il centro.
Ai pali principali, che scaricavano il peso sulla struttura verticale della
muratura, venivano uniti con l’argilla i travicelli e frasche che fungevano
da tiranti e impedivano che il peso della copertura, si concentrasse al
centro.
Questa tecnica costruttiva è documentata nel vano 1, qui si rinvenne un
concotto che presentava impronte di travi e rami. Questo si intese come
“residuo” di un elemento di impermeabilizzazione della copertura. Le pareti
interne delle capanne venivano rifinite con un intonaco in argilla o col
fango, che veniva usato per dare uniformità alle pareti e per isolare le
capanne dalle intemperie; per questo veniva usato anche il sughero.
Progrediti sistemi di coibentazione venivano usati anche per isolare il
pavimento e, allo stesso tempo, per livellare l’irregolare piano di
calpestio.
Dai dati statistici emersi sul rapporto esistente tra nuraghi, abitati e
territorio, e dall’analisi di cultura materiale, emerge una società
proiettata verso attività produttive e artigianali che inducono a
ridimensionare la visione finora proposta di una società nuragica composta
prevalentemente da una popolazione in armi.
I manufatti ceramici caratterizzati per lo più da impasti grossolani si
inquadrano tra il Bronzo Medio ed il Bronzo Recente; sporadici appaiono gli
elementi del Bronzo Finale.

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